Concresco

Sei in: Concresco > ConTesti > Camminare ancora… si può!

Autenticazione utente



Camminare ancora… si può!

10/12/2007

Santiago

Della naturalezza e necessità del camminare ci siamo scordati da un pezzo ... "Camminare è forse, mitologicamente, il gesto più comune, e quindi più umano". ... Riscoprire la naturalezza del camminare ... è anche scoperta di una spiritualità alla portata di tutti perchè viene dai piedi e dal respiro e rende il camminare sinonimo di meditazione.

Abbiamo camminato dalle cinque alle sei ore al giorno, da paese a paese, ogni tappa un luogo diverso e un letto diverso.
E abbiamo visto tutti i verdi e i marroni della campagna ..., falchi, poiane e farfalle, chiese che aveva visitato prima di noi Carlo Magno, rocche dove si era riposata santa Caterina, castelli "finti" e "veri", ... abbiamo guadato piccoli fiumi, attraversato distese e distese di vigneti, disceso le rocce calcaree formate dalle acque solforose delle sorgenti termali, valicato passi, percorso sentieri in boschi da favola, ritrovato resti umani della seconda guerra mondiale, calpestato il basolato romano della Cassia antica, visitato borghi medioevali, piccoli cimiteri e chiese che nascondevano tesori.

Di tutto quello che ho imparato una frase mi è tornata molto spesso in mente: "Si può".
Si può camminare per centocinquanta chilometri, si può decidere di andare al ritmo del passo dell'uomo, si può prendere del tempo per sè, staccare, e rendersi conto, al ritorno, di non aver perso niente.
Penso al nostro lavoro ..., alla velocità che ci assilla.
Ma dove ci porta tutta questa velocità?
è il prendere tempo che rende possibile vedere e capire quello che ci succede ...
Camminare è prendere il proprio tempo, procedere al ritmo del respiro e delle gambe, conquistare la lentezza giusta per vivere, guardare e metabolizzare ciò che ci circonda e ci succede.

Camminare, insomma, non è solo una metafora del tempo ma anche una metafora del vivere.
... al terzo giorno di cammino cambia anche la nostra mentalità ...: le gambe procedevano autonomamente come se fossero dotate di cervello, passo dopo passo...
Ho sognato di camminare senza vestiti ...: è stato così, con un sogno, che ho cominciato a capire quello che stavamo facendo e che ci stava succedendo.

Ci stavamo asciugando: nonostante i panorami splendidi che scorrevano davanti agli occhi come film al "ralenty", la fatica e il dolore dei muscoli, le storie fantastiche (e vere) di re, sante, briganti e cavalieri che le guide ci raccontavano, il camminare toglieva a poco a poco qualcosa dai nostri corpi e dalle nostre menti.
Ci spogliava ...

Spogliati del sovrappiù che ci carichiamo nel quotidiano frenetico, del lavoro, dei tempi e dei valori che gli impegni e la civiltà ci impongono e che spesso adottiamo in maniera automatica, diventa più chiaro cosa siamo e quali sono le gerarchie della vita.
Si semplificano i valori.
Diventa chiaro cosa è importante per noi, diventa diretto e intenso anche il rapporto con gli altri.
... diventa chiaro che il tempo naturale di un essere umano non coincide con il tempo della "civiltà", che prendere il proprio tempo camminando al ritmo del respiro ci permette di sentire il proprio tempo e che sentire il proprio tempo è vivere nel mondo.

Semplificare la vita, vuol dire rinunciare al superfluo, pensare positivo: il pellegrinaggio è anche uguaglianza e accoglienza dell'altro, non c'è niente da perdere a incontrare "l'altro", non ci sono beni, territori nè merci da difendere.
Non c'è consumismo nè tecnologia, non c'è casta nè denaro. Camminare una settimana ... è stato come camminare sulla Luna e guardare il mondo da lontano. Eppure non mi sono mai sentita così dentro al mondo.

Stefania Scateni

Torna alla lista

Web Agency Intesys