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India, un paese di giovani ingegneri sull'orlo di una crisi di nervi

Mumbai, una serata dal clima mite. Sono le nove di sera quando il traffico della maximum city accenna finalmente a diminuire. Davanti al Park Hyatt Hotel le limousine si preparano ad affrontare misure di sicurezza degne della visita di un capo di stato. Ma vi sono sorrisi cerimoniosi per far dimenticare le armi e la paura degli attentati. In questo clima a metà tra euforia e ansia, il magnate della Reliance Big Picture, Anil Ambani, sta dando una festa per celebrare il più grande successo della storia di Bollywood, che malgrado il titolo "3 Idiots", non è un cinepanettone ma una pellicola intelligente e spiritosa su cosa significhi essere giovani ambiziosi nell'India di oggi.

Tappeto rosso, fotografi come a Cannes, champagne e aperitivi fino alle undici di sera, quando la sublime bellezza di Aishwarya Rai, illumina la sala e dà il via ai discorsi del padrone di casa, del produttore Vidhu Vinod Chopra e del regista Fajkumar Hirani. "Stasera ci sono tutti: gli attori, i registi, i produttori e gli sceneggiatori che contano a Bollywood", sussurra Tanuja Chandra, regista di sette hindi movies, cognata del produttore Chopra e sorella dello scrittore Vikram Chandra. Ma non si celebra solo un successo al botteghino, " Il film che festeggiamo è lo specchio di un fenomeno. Sa perchè ha guadagnato tanto? Perché i giovani indiani che si sono identificati nella storia dei tre studenti di ingegneria in crisi esistenziale sono tornati a vederlo anche tre o quattro volte"

Domani quando faremo un chiacchierata con Vikram Chandra, la prima cosa che dirà è che "il segreto di 3 Idiots è una sceneggiatura che ha trovato un equilibrio perfetto tra l'assoluta serietà degli argomenti e l'autoironia con cui sono presentati. La verità è che la pressione esercitata dai genitori sugli studenti è un tema universale. L'unica differenza è che in America aspettative così aggressive tendono a riguardare soprattutto il successo negli sport per i ragazzi e i concorsi di bellezza per le ragazzine, in quanto la cultura che si celebra è una celebrity culture".

Visto con occhi occidentali 3 Idiots è un ibrido interessante, un film serio e faceto, tragico e comico, indiano ma con un occhio alla platea globale. Il film è ambientato all'Imperial College of Engineering di Pune, che da piccola capitale del misticismo arancione di Bhagwan Rajneesh è diventata negli ultimi anni una città di sette milioni di abitanti, gran parte dei quali giovani ingegneri di software che la sera frequentano club di jazz e ristoranti fusion. In questo clima culturale, la storia dei tre compagni di college Farhan, Raju, e Rancho, alle prese con la difficoltà di sopravvivere in un ambiente universitario assurdamente competitivo, diventa il paradigma di una cultua che sta cambiando pelle. Da un lato ogni genitore del Subcontinente indiano sogna la sicurezza di un figlio ingegnere, tanto che gli indici di crescita di queste lauree qui sono i più alti al mondo. Dall'altro molti dei ragazzi che sudano sette camicie per superare la soglia di sbarramento dei college migliori ( solo 2-3 per cento vengono ammessi all'Indian Institute of Technology di Mumbai), lo fanno per soddisfare ambizioni altrui.

Non a caso dei tre protagonisti, due, Farham e Raiu sono somari che studiano solo per dovere e uno Rancho, che ha la faccia simpatica e canagliesca della superstar Amir Khan, è un genio per cui apprendere è una gioia. Le loro avventure in laboratorio, nelle aule, nei dormitori e persino nelle docce servono da sfondo a una serie di temi come il bullismo, l'alto indice di suicidi tra gli studenti, lo strapotere dei professori che sconfina nel sadismo, la competizione esasperata cui sono sottoposti i ragazzi. "Bisogna rendersi conto - spiega Vikram Chandra - che nelle scuole private migliori gli studenti indiani ricevono un'educazione veramente rigorosa. La mole di nozioni che devi assimilanre è immensa. Non ci sono scuse, se non ce la fai resti indietro, perchè non si tratta solo delle aspettative dei tuoi genitori, è il sistema stesso che non ha pietà. L'ironia è che oggi nei paesi in cui il dibattito tra studenti e professori ha la precendenza sul nozionismo, sempre più persone cominciano a pensare che il metodo indiano, in tutta la sua durezza, sia più desiderabile. Persino il Giappone reclamizza il metodo educativo indiano per vendere libri a attirare studenti. Questo metodo ha i suoi aspetti positivi se paragonato al sistema americano dove lo studente è trattato come un consumatore, ma tuttavia necessita di una riforma.

Si capisce quindi perché, al di là di una sceneggiatura brillante, di un tema di attualità e di attori amatissimi dal pubblico, nel'India in pieno boom di oggi il pubblico abbia incoronato un film portatore del messaggio che apprendere dovrebbe esser una gioia, e che il modo più sicuro per avere successo nella vita è seguire le proprie passioni, come faranno alla fine Farhan e Raju, che abbandoneranno il politecnico con strazio dei rispettivi genitori, ma diventeranno un manager e un fotografo di successo. Quanto a Rancho, l'eroe del terzetto, lo troveremo a dirigere una scuola tra i laghi e le cime spettacolari del Ladakh, dove grazie alla sua passione per l'ingegneria, ogni bambino è un genio che gioca a fare l'inventore e tutti costruiscono elicotteri telecomandati e lavatrici a pedali.

"La cosa che più mi incuriosisce - dice Vikram Chandra - è vedere come gli americani affronteranno il remake di questo film ambientandolo in università dove ci si aspetta che insegnanti diano agli studenti ciò per cui hanno pagato, e che lo facciano in modo piacevole e divertente, diventando degli intrattenitori". Altro che sadismo.

 

 

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