Modelli di management secondo Ratan Tata
07/12/2007
Nella prodigiosa India, la nazione in cui l'espansione del prodotto interno lordo ha raggiunto il 9,2 per cento nel 2006, più di 400 milioni d'indiani (la popolazione supera il miliardo) restano tuttora sotto la soglia di povertà.
Uno degli uomini più ricchi dell'India è Ratan Tata, è l'imprenditore di un impero che occupa circa 26 mila dipendenti in 98 aziende in tutto il mondo; si è lanciato in acquisizioni internazionali per miliardi di dollari, in Italia è partner della Fiat, ma conduce affari in diversi settori strategici dai beni di consumo alla finanza, dal tè, alle acciaierie, dalle telecomunicazioni agli autocarri, oltre che naturalmente nel settore automobilistico.
Da agosto 2008 sarà in vendita un'automobile low cost da 2500 dollari; Ratan Tata ha il sogno di vedere sulle quattro ruote il popolo indiano ma non solo e i costruttori concorrenti si attrezzano per non perdere quote di mercato.
Il sig. Tata ha quasi 70 anni, ha studiato a Londra, dal 1991 ha preso in mano l'impero della famiglia le cui origini si perdono nei tempi. I Tata sono di origine parsi, una comunità di religione zoroastriana, giunti in India dall'Iran nell'VIII secolo. Ma il dottor Tata, che ha studiato e vissuto a lungo a Londra, ha rinnovato, espanso, rimodernato l'impero di famiglia.
Ha un approccio agli affari ritenuto illuminato, quasi spirituale. "Nella nostra famiglia abbiamo sempre ritenuto che la ricchezza prodotta andasse restituita la popolo". E così pare stia facendo: "Il 65% di Tata è posseduto d afondi filantropici: quindi il 65% dei dividendi va in favore di progetti di educazione, medici, miglioramento delle condizioni di vita, in donazioni. 45 milioni di dollari, l'anno scorso. Più 85 milioni spesi direttamente dalle società". Così si esprime in un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera il 7 febbraio 2007.
La religione zoroastriana ha sviluppato l'attenzione filantropica, ma Tata non ne fa una questione religiosa. Ad una domanda del giornalista, Danilo Taino, "Perché siete così attenti al lato sociale del business? Motivi religiosi?", Tata risponde con garbo «No, non so se siamo così religiosi. Semplicemente ci sembra giusto condividere la ricchezza».
Fonti:
Corriere della sera, 7 febbraio 2007, 10 ottobre 2007, 25 ottobre 2007
Molto interessante l'articolo di Danilo Taino, "Mister Tata, Il Karma Capitalism", pubblicato in Communitas n.17, settembre 2007
Eleonora Parolari